Waiting for BELLISSIMA: l’Italia dell’alta moda 1945-1968

Aspettando l’inaugurazione di domani, segnata dalla presentazione esclusiva di una nuova performance di Vanessa Beecroft («il corpo di 30 donne di questa città realizzerà un acquerello sul palco»), riassumiamo i punti salienti della mostra Bellissima: l’Italia dell’alta moda 1945-1968.

***Da notare che la colonna sonora scelta per il video preview dell’esposizione corrisponde allo sfondo musicale scelto per il siparietto Rai dedicato alla moda primavera estate 1959 (minuto 0.52, www.youtube.com/RaiTeche), ovvero “Donna” del Quartetto Cetra.

Quando Dal 2 dicembre 2014 al 3 maggio 2015

Dove MAXXI – Museo nazionale delle Arti del XXI secolo, Roma

Curatori Maria Luisa Frisa, Anna Mattirolo, Stefano Tonchi

Architetto Maria Giuseppina Grasso Cannizzo

Twitter @Museo_Maxxi

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Titolo – Il termine ‘Bellissima’ è stato scelto poiché internazionalmente comprensibile già molto prima della Grande Bellezza. Oltre a rimandare al titolo del film di Luchino Visconti (1951), in cui una verace Anna Magnani sbraita per la figlia Maria – bruttina e senza particolari doti artistiche – a un provino per Cinecittà, la parola ‘Bellissima’ racchiude in sé contenuti chiaroscurarli; rimanda a quella tipica atmosfera italiana (Italian way of lifestyle) che gli stranieri, americani in primis, ci hanno aiutato a costruire nel secondo dopoguerra: un’atmosfera molle, rilassata, impastata di sesso e ‘dolce far niente’. Non a caso sul numero di Harper’s Bazaar del giugno 1958, il servizio dedicato alla nostra moda fu chiamato “Dolce Far Niente: The Italians At Ease”. E vi furono immortalati abiti di Simonetta e Fabiani, i colli moltiplicati di Capucci, la moda per l’estate di Pucci.

bellissima visconti

1945-1968 – L’arco temporale che il progetto indaga ricopre e riscopre una stagione di straordinaria creatività italiana, stagione forse non adeguatamente celebrata all’ultima mostra londinese The Glamour of Italian Fashion. Dal 1945, inizio della ricostruzione e della rinascita dell’Italia dopo la seconda guerra, al 1968 – anno in cui tutti i valori del sistema vengono messi in crisi a livello globale, a favore dell’affermarsi di una nuova categoria sociale, quella dei giovani, i quali troveranno nella confezione, quindi nella produzione non sartoriale ma su larga scala, la propria “veste di classe”.

dolcefarniente

Roma – Negli anni effervescenti del dopoguerra, la città di Roma ospitava un vivace dialogo tra le arti, divenendo la culla dell’alta moda italiana (Dolce Vita, Hollywood sul Tevere, Giubileo 1950, Olimpiadi 1960). Ma accanto alla capitale si aggiungono anche altri importanti centri nazionali che hanno contribuito alla comunicazione, alla messa in scena e alla circolazione della nostra moda: Napoli, Torino, Firenze (1951, prima sfilata a Palazzo Pitti organizzata da Giorgini), Milano (sede di celebri sartorie come Marucelli e Veneziani), Venezia (Centro internazionale delle arti e del costume ospitato a Palazzo Grassi dalla metà degli anni cinquanta fino alla fine degli anni sessanta).

Alta Moda – L’alta moda del periodo non è un qualcosa di cristallizzato in se stesso, ma riunisce ed amalgama gli echi francesi assieme alla messa fuoco della nostra identità stilistica e produttiva; l’alta moda fornisce gli elementi necessari per la nascita del prêt-à-porter che in Italia si contraddistingue per la qualità, ma soprattutto per la capacità artigianale di interagire con l’industria. Nella creatività di quegli anni (1945-68), preceduti dalle spinte nazionalistiche e dall’attenzione del Regime Fascista verso l’argomento ‘moda autonoma’, risiedono i semi del Made in Italy, oggi troppo spesso limitatamente associato a una visione vernacolare dell’artigiano dalle mani d’oro, chiuso nella sua bottega, dimenticandone così la matrice innovativa, ma soprattutto industriale e imprenditoriale.

Nomi – Tra i sarti e creatori di accessori del periodo: Antonelli, Balestra, Rocco Barocco, Biagiotti, Biki, Bulgari, Capucci, Carosa, Cartoni, Coppola & Toppo, Curiel, Dal Cò, De Barentzen, Enzo, Fabiani, Fendi, Fercioni, Ferragamo, Fontana, Forquet, Fragiacomo, Galitzine, Gattinoni, Gucci, Guidi, Heinz Riva, Lancetti, Laug, Marucelli, Pucci, Riva, Sarli, Schön, Schuberth, Simonetta, Valentino, Veneziani.

Manichini – La scelta dei manichini è molto importante: essi non sono che complici e narratori indispensabili del racconto espositivo; quelli in mostra saranno tutti di La Rosa Mannequins (www.larosaitaly.com), azienda fondata nel 1922 che contribuì a rivoluzionare il valore del manichino, non più considerato mero utensile ma – grazie alla realtà di quei volti e alla loro carica emotiva – trasmettitore di un nuovo concetto di bellezza, nonché effettivo oggetto d’arte. In Bellissima i manichini appartengono al modello T, il più astratto e ‘metafisico’ che il catalogo anni Sessanta dell’azienda offre; non verrà nemmeno accessoriato, permettendo così di allontanarsi dal rumore della moda e di non sfociare in un effetto da vetrina.

1940

Percorso espositivo – La narrazione della mostra si articola in un percorso non cronologico, né contrassegnato da piccole monografie, ad eccezione degli abiti di Roberto Capucci. I temi espositivi si snodano piuttosto l’uno nell’altro, in maniera congrua e incongrua, esibiti su una struttura architettonica a metà tra una passerella e una pista automobilistica che da una parte richiama la contemporaneità dell’edificio museale, opera di Zaha Hadid, e dell’altra permette di visionare i capi da ogni punto di vista con assoluta continuità. Gli 80 abiti esposti dialogheranno insieme a opere d’arte (tra cui Lucio Fon­tana, Alberto Burri, Mas­simo Cam­pi­gli, Carla Accardi, Giu­seppe Capogrossi), fotografie e filmati d’epoca.

Bellissima Preview

Foto 1: Le immagini sono tratte dal servizio “La Scala nel 1946” con fotografie Porta, pubblicato sul numero del Natale 1946 di Bellezza: Rivista Internazionale d’alta moda (www.pizzadigitale.it);

Foto 2: Dalla pellicola di Luchino Visconti, Bellissima, 1951;

Foto 3: Dal servizio “Dolce Far Niente – The Italians at Ease” in Harper’s Bazaar, giugno 1958; Portofino, ph. Gleb Derujinsky (devorahmacdonald.blogspot.it);

Foto 4: Dagli archivi dell’azienda La Rosa, 1940 (www.pizzadigitale.it);

Foto 5: una foto scattata da @lafrisa nel corso dell’allestimento; scopri di più sul profilo Instagram di Spazio Zone Moda: www.instagram.com/spaziozonemoda.